Come abbiamo sconfitto la crisi. Parola di imprenditori

martedì, 18 gennaio 2011

 

Cinque aziende che hanno ‘tenuto botta’: gli imprenditori intervenuti al convegno “Idee al presente, strategie al futuro” raccontano come hanno fatto business con successo in un’economia turbolenta e senza certezze.


La crescita è davvero alla portata di tutti? Cinque storie diverse, cinque imprese che hanno affrontato la crisi con coraggio e fiducia nelle proprie forze e nel futuro. Puntando su investimenti, innovazione, design e nuovi mercati. Ma soprattutto, valorizzando le competenze interne e senza licenziare nemmeno un dipendente.

Ali Reza Arabnia, presidente di Geico (impianti di verniciatura per automobili) racconta di una situazione drammatica: ordini bloccati e cancellati, mercato mondiale in coma profondo. “Cosa potevamo fare? Abbiamo calcolato che potevamo tirare avanti due anni e mezzo senza investire, ma alla fine abbiamo deciso di sopravvivere sei mesi in meno e puntare sull’innovazione”. È così che, alla ripresa del mercato, Geico ha sbaragliato la concorrenza con un prodotto ad alta tecnologia, capace di far risparmiare ai clienti in termini di consumo di energia elettrica. “Oggi siamo un paio d’anni avanti ai nostri rivali grazie alle soluzioni geniali trovate all’interno dell’impresa”.

Attilio Bindi, consigliere delegato della Società Italiana Prodotti Alimentari (nota con il marchio Bindi), ha visto nella crisi un’opportunità per espandere gli orizzonti dell’azienda: “Il settore alimentare ha sofferto meno di altri, ma il comparto della ristorazione con cui lavoriamo ha risentito maggiormente della difficoltà economica”. Ma l’euro forte ha reso più conveniente l’ingresso in nuovi mercati e l’investimento in nuovi impianti, con i quali è stato possibile automatizzare parte della produzione. Impianti creati dai colossi dell’automazione e venduti a prezzi convenienti: un’occasione colta al volo dall’imprenditore milanese.

Investire nell’ambiente è possibile anche in periodi di recessione? Secondo Andrea Boragno, presidente e amministratore delegato di Alcantara, assolutamente sì. Gli investimenti in sostenibilità fanno parte di una strategia più ampia di consolidamento del brand che ha permesso all’azienda di superare la crisi “con disinvoltura” perché “nei periodi difficili le persone vogliono certezze, sicurezza”. Una strategia messa in atto già prima dell’avvento della crisi, grazie alla quale il produttore del famoso tessuto ha resistito alla tentazione di tagliare i costi di ricerca e sviluppo.

C’è anche chi la crisi è riuscito ad anticiparla, come Lorenzo Caimi, presidente di Caimi Brevetti. Seguendo il consiglio del padre e fondatore a ‘fà balà l’oeucc’ (guardarsi intorno, ndr), con i fratelli ha capitalizzato l’azienda in tempi ‘non sospetti’ investendo tantissimo in design. “Abbiamo diversificato tanto negli anni, ci siamo costruiti una nicchia in un settore di per sé invecchiato e che non cambia”. La continua innovazione di prodotto e la velocità di risposta al mercato sono stati due fattori chiave per uscire interi dalla recessione.

“Grazie alle acquisizioni abbiamo costruito un portafoglio di attività equilibrato, che ci ha aiutato a superare bene la crisi”. Dieci anni fa Alfio Gianatti, presidente di Cicrespi Engineering (sistemi di tracciabilità e identificazione), dopo un lungo passato da fornitore di servizi ha comprato un fornitore, per controllare anche la produzione dei propri sistemi. Prendendoci gusto: “Nel 2009 abbiamo acquisito altre due piccole realtà per entrare in nuovi settori industriali e rafforzare un’attività fragile che avevamo il dubbio di dismettere. Dopo tanti anni di investimenti, bisogna fare di tutto per tenersi stretto ogni cliente, inventando anche nuove soluzioni”.

Superata la burrasca, il sole è ancora lontano all’orizzonte. Dove si vedono queste imprese nel prossimo futuro? Caimi prevede una maggiore internazionalizzazione e più investimenti in ricerca e design, “puntando soprattutto sui giovani emergenti e sugli studenti”. “Ci saremo ancora”, assicura Gianatti, che si prepara all’avvento dell’impresa 2.0: “Entreranno tutti in rete, e noi ci faremo trovare pronti”.

Arabnia scommette ancora sulla tecnologia: “Abbiamo aperto un nuovo centro di ricerca e sviluppo e investiamo tantissimo sulla formazione del personale, che ha dato il massimo facendo enormi sacrifici anche economici”. Secondo Boragno, invece, il futuro richiederà nuove strategie di differenziazione e il Made in Italy sarà un’opportunità per entrare nei mercati emergenti: “Serve un upgrade dell’offerta, bisogna dare al cliente quello che gli altri non sono in grado di proporre”. Infine, Bindi spera in una ripresa del mercato nonostante l’incertezza sulla concorrenza globale: “Assolombarda e Bocconi hanno individuato 320 mosse da cui attingere per superare la crisi, speriamo che possano bastare!”.

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