Il ritorno della Serie A! Perché era necessario ripartire

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Dopo un lungo periodo di stop e con più di un mese di ritardo rispetto a sabato 16 maggio, data in cui è ufficialmente ripreso il primo campionato di calcio europeo, ovvero la bundesliga tedesca, finalmente questo fine settimana ritorna anche la Serie A.
La tanto attesa ripartenza, unita al fatto che per motivi di sicurezza tutte le partite si giocheranno a porte chiuse, prospetta picchi incredibili di share grazie agli spettatori sintonizzati sulle varie emittenti televisive.
Come ha riportato la Gazzetta dello Sport, la “Boomdesliga”, che abbiamo già detto ha fatto da apripista per il ritorno delle competizioni calcistiche in Europa, ha registrato record di ascolti per tutto il weekend della ripartenza.

Ovviamente non potevano mancare anche le prime polemiche: tra le restrizioni previste ci sono abbracci vietati durante le esultanze – con qualche giocatore che ha già rischiato di incorrere in sanzioni – mentre nel corso delle fasi di gioco restano consentiti i contrasti corpo a corpo, causando già le prime contraddizioni.
Ma il problema più grande, che non placa gli animi sui tavoli delle altre federazioni europee, si verificherà quando uno o più giocatori risulteranno nuovamente positivi. La Germania ha stabilito che in uno scenario simile solo il giocatore infetto verrà escluso dalle gare successive, mentre in altri paesi si teme che di fronte ai primi casi di positività alcune squadre non siano più in grado di continuare la competizione.
Tra le soluzioni proposte si parla di lunghi ritiri per tutte le squadre per mantenere l’isolamento costante.

La data della ripartenza

I timori sopracitati hanno già spinto alcune nazioni a concludere in anticipo i loro campionati: è il caso della Francia, dove il Paris Saint-Germain è campione già da fine aprile, così come Belgio, Olanda e Scozia.
È lecito dunque domandarsi se l’Italia riuscirà a ripercorrere le orme tedesche.
Dopo i dissidi tra Lega Calcio e governo e le diatribe tra i presidenti delle varie squadre:
la ripresa del campionato è fissata per sabato 20 giugno cominciando dal recupero di Torino-Parma.

Con ancora oltre 100 partite da giocare, 12 turni del girone di ritorno più alcuni recuperi, in un arco temporale sempre più ristretto la fase organizzativa non consentiva il minimo margine di errore.
Ma se il campionato di calcio non si concludesse di che portata sarebbero le perdite economiche? Da una stima della FIGC risulta che le perdite potrebbero aggirarsi attorno agli 800 milioni di euro, senza dimenticare che giocando le rimanenti giornate a porte chiuse ci sarà comunque un danno economico dai mancati introiti legati all’affluenza allo stadio.

Come si sono arginate le perdite

In un’ottica di taglio dei costi, le diverse società si sono accordate autonomamente tra tagli di stipendi più o meno ben accolte da calciatori e allenatori. Se da una parte troviamo Gattuso che rinuncia spontaneamente allo stipendio per consentire di pagare magazzinieri ed altri addetti ai lavori che percepiscono sicuramente meno rispetto ai volti più noti, dall’altra c’è il malcontento più recente di giocatori e allenatore della Lazio ancora in lotta per lo Scudetto.
E non dimentichiamo che la UEFA farà di tutto per concludere anche l’altrettanto remunerativa e prestigiosa Champions League nel mese di agosto e pretenderà dalle varie federazioni europee di sapere le squadre iscritte alla prossima coppa a prescindere che i campionati vengano portati a termine regolarmente o si siano conclusi a tavolino.

Per la ripresa del campionato di serie A dunque non ci resta che aspettare ancora pochi giorni, grazie al fatto che la fase più critica dell’emergenza sembra essere passata. Tuttavia è bene ricordare che, per quanto questo magnifico sport ci sia mancato, la salute di tutti viene prima di ogni cosa.

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