2012: come parte l’economia?

venerdì, 11 maggio 2012


Mondo in rafforzamento, USA e Giappone in accelerazione, Europa e Italia tra alti e bassi.


Un buon avvio per il recupero mondiale

Il 2012? A livello globale, dopotutto, non è partito così male: nella sua analisi più recente del quadro economico, il Fondo Monetario Internazionale parla di “rafforzamento graduale delle prospettive” e colloca al 2011 “la principale battuta d’arresto”.

Negli Stati Uniti il recupero sembra ben avviato: tra gennaio e marzo il Pil è cresciuto del 2,2% annualizzato e da poco la Fed ha rivisto in su (al 2,4-2,9%) la crescita per l’intero 2012.

Le prospettive migliorano anche per il Giappone: la Bank of Japan ha corretto al rialzo (al +2,3%) le stime per l’anno in corso.

Sul fronte degli emergenti si conferma il rallentamento atteso, ma i tassi di sviluppo restano sostenuti. La Cina, ad esempio, nel primo trimestre 2012 è cresciuta ‘solo’ dell’8,1% annuo. E il Premier Wen Jiabao stima un +7,5% nel complesso del 2012.

Negativo, invece, il Regno Unito, il cui Pil è sceso del -0,2% nel primo trimestre rispetto alla fine del 2011.

Europa meglio delle attese, ma la discesa è in agguato
E la congiuntura in Europa? L’andamento del Pil in questo primo scorcio d’anno non è ancora noto, ma guardando nel dettaglio alcuni indicatori anticipatori si vedono già delle tendenze di massima.

Innanzitutto, l’indice €-coin di Banca d’Italia (che di regola approssima bene l’andamento del Pil europeo) disegna una sostanziale stabilità del primo trimestre 2012 rispetto all’ultima parte del 2011. Se i dati ufficiali di Pil confermassero questa lettura, osserveremmo un andamento migliore delle attese, evitando il temuto ulteriore significativo calo della crescita tra gennaio e marzo.

In effetti, nella prima parte del 2012 l’attività in Germania e la crescita del commercio internazionale sono state migliori del previsto. Già ad aprile, però, in Europa sembra emergere una battuta d’arresto consistente: flettono sia l’indice PMI europeo (che raccoglie le prospettive dei Responsabili degli Acquisti di aziende manifatturiere) sia l’indice del clima di fiducia. In particolare, la fiducia del manifatturiero si contrae nell’Area Euro e nei paesi principali: in Germania (marginalmente), in Francia (dove scende bruscamente la domanda estera) e in Italia (dove arretrano gli ordini e soprattutto le aspettative di produzione).

Milano-Italia: cala la fiducia ma l’export resta forte
In linea con l’andamento europeo e italiano, a marzo il clima di fiducia scende anche nell’area milanese. La riduzione è brusca (l’indice crolla sui minimi da metà 2009) ed è legata alla contrazione della domanda – sia interna sia estera – e al conseguente ridimensionamento delle aspettative di produzione. Intanto le scorte restano in accumulo sopra i livelli considerati normali.

In ogni caso, sono sempre le imprese italiane attive sui mercati esteri a mettere a segno le performance migliori: l’export nazionale nei primi due mesi del 2012 continua a espandersi (+5,9% annuo), grazie soprattutto allo scambio con i paesi extra-UE (+8,5%): la crescita è a due cifre verso Svizzera e Giappone, mentre si contraggono i flussi verso Cina, India e Spagna.

Quanto ai settori, quelli a maggior tasso di sviluppo sono la farmaceutica (+21,2%), i prodotti in metallo (+16,4%) e l’alimentare (+9,8%), mentre si riduce l’export degli elettrodomestici (-5,9%: l’unico settore in contrazione).

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