Mamma (che business con) li turchi!

giovedì, 10 maggio 2012


Prospettive interessanti per le imprese italiane a valle della missione di Confindustria in Turchia.

Infrastrutture ma non solo
Infrastrutture, macchinari, energia e beni consumo. Sono i settori focus della missione, capitanata da Confindustria, che dal 2 al 5 maggio ha portato in Turchia 160 imprese italiane. Quattro giorni sulle sponde del Bosforo in cui i partecipanti hanno preso parte a workshop settoriali, incontrato potenziali partner commerciali e industriali, visitato cantieri e imprese.

Ben 70 imprese, tra quelle fresche di trasferta, appartengono al settore delle infrastrutture. Il motivo? L’industria turca delle costruzioni è la seconda al mondo, e la qualità e competenze tecniche italiane nel settore sono apprezzate e ricercate. Senza contare che il governo ha in programma investimenti importanti per ampliare la rete ferroviaria e costruire nuovi aeroporti e nuove autostrade: solo i 400 km di autostrada che collegheranno Izmir a Gezbe, ad esempio, valgono 6,5 miliardi di dollari.

I macchinari trainano l’export italiano
Ma il dato complessivo più rilevante è che l’Italia è il secondo partner commerciale di Ankara. I 18 i miliardi di euro del nostro interscambio del 2010 ci collocano in graduatoria solo dopo la Germania, che con la Turchia ha rapporti storici e culturali importanti.

Il settore che ha trainato l’export italiano è quello dei macchinari che rappresenta il 40% delle esportazioni nel paese. E in certi comparti – come il tessile, che in Turchia sta raggiungendo livelli di aggiornamento tecnologico significativi – l’Italia può svolgere un ruolo di primo piano puntando sulla fornitura di macchinari particolarmente sofisticati.

Il ‘modello turco’ funziona
Innovazione quindi, ma anche propensione all’export e crescita della domanda di prodotti di alto livello. La Turchia è un paese che ha saputo triplicare il proprio PIL in 10 anni. Che fino a15 anni fa riceveva gli aiuti internazionali mentre oggi è un donor della cooperazione. Che in tre anni ha aperto 19 rappresentanze diplomatiche in altrettanti paesi africani per seguire con la politica estera gli interessi delle proprie imprese.

La crescita economica turca è affiancata e sostenuta da una stabilità politica ormai decennale. Una performance ancora più significativa se si pensa alle tante ‘identità’ della Turchia: un paese che è europeo ma anche asiatico, che appartiene al Medio Oriente ma ha forti aspirazioni europee, che si colloca nei Balcani ma anche nel Caucaso. E che ha ottimi rapporti economici con tutti i vicini.

Sembra proprio, quindi, che il ‘modello turco’ funzioni. Tanto che, nelle fasi più calde della ‘primavera araba’, i principali commentatori politici hanno indicato proprio la Turchia come un modello politico e sociale per i paesi coinvolti nelle trasformazioni in atto.

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