Esportare la dolce vita: Cina, Russia o Emirati arabi?

martedì, 24 aprile 2012


Presentata in Assolombarda l’edizione 2012 del rapporto annuale Centro Studi Confindustria-Prometeia sulle opportunità per le esportazioni di beni “belli e ben fatti” (BBF) italiani nei mercati emergenti.

200 milioni di consumatori ‘pronti’ per il Made in Italy
Ci sono alcuni prodotti italiani, che puntano sul design e sulla qualità dei materiali e delle lavorazioni, capaci di rievocare nella mente del consumatore quell’Italian way of life da sempre ammirato e riconosciuto nel mondo, che costituiscono una vera e propria categoria a sé: il “bello e ben fatto”.

Non sono beni di lusso, ma prodotti di fascia medio-alta di vari settori (alimentari, abbigliamento, tessile casa, calzature, arredamento) che possono rappresentare l’oggetto del desiderio della nascente classe di nuovi ricchi nei Paesi emergenti: un mercato stimato in quasi 200 milioni di individui da qui al 2017, la metà dei quali concentrati in Cina, India o Brasile.

Per intercettare questa domanda, stimata in crescita del 48% nei prossimi 5 anni, le nostre imprese possono contare su diversi strumenti di promozione, come le fiere (spesso il primo passo per affacciarsi sui mercati esteri) e la grande distribuzione: una selezione accurata dei canali distributivi è fondamentale. Ma anche altri fattori alimentano l’immagine del Made in Italy nel mondo, come l’arte e la cultura, il turismo, l’immigrazione e persino il cinema.

Un esercito di PMI alla conquista dei nuovi mercati
Le imprese italiane che possono cogliere le opportunità per il bello e ben fatto nei nuovi mercati – particolarmente promettenti Russia, Cina ed Emirati Arabi Uniti – sono un vero esercito: più di 13mila, secondo la stima dell’Istat. Realtà in gran parte di piccola dimensione, ma caratterizzate da un’elevata propensione all’export e capaci di una forte diversificazione geografica (sono presenti in media in ben 9 Paesi).

Certo, la sfida è resa difficile dalle tendenze protezionistiche che tutte le regioni del mondo, paesi emergenti compresi, stanno manifestando a seguito della crisi. Ma le imprese italiane non si scoraggiano e fanno affidamento sul ruolo che potrà avere l’ICE, ora che è stato ricostituita, nell’accompagnarle nel loro processo di internazionalizzazione.

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