Più mondo in Italia, più Italia nel mondo

venerdì, 13 aprile 2012


Dal Comitato Investitori Esteri di Confindustria diciassette proposte per rendere l’Italia più attrattiva per le imprese a capitale straniero.

L’importanza degli investimenti esteri
Le imprese a capitale estero in Italia danno lavoro a circa 1 milione e 400 mila dipendenti, generano un fatturato aggregato di oltre 500 miliardi di euro, sono spesso aziende innovative e scelgono il nostro Paese perché scommettono sulle sue competenze e sulla sua creatività. Non a caso, spendono in ricerca e sviluppo cinque volte la media delle imprese italiane.

Attrarre investimenti stranieri, quindi, significa portare risorse nel nostro Paese: risorse che restano qui, che diventano occupazione e, grazie agli investimenti in R&D, opportunità per incentivare la crescita.

Ma gli ‘effetti collaterali’ degli IDE non sono meno importanti dell’apporto di capitale all’economia. Una presenza robusta di imprese a capitale straniero, infatti, favorisce l’ammodernamento della struttura produttiva nazionale e aiuta le imprese locali dell’indotto a inserirsi nella supply chain internazionale: se le nostre PMI, da sole, non sono abbastanza forti per penetrare i nuovi mercati globali, le imprese a capitale estero possono diventare il loro ‘traghetto’ per uscire dall’Italia, avvicinandole alle best practice internazionali, portando efficienza, competenze e sviluppo.

Fare dell’Italia un paese business friendly
Il compito più difficile, per il leader di un’impresa estera in Italia, è convincere la casa madre a mantenere una presenza nel nostro Paese e, possibilmente, a continuare a investire qui invece che altrove. Perché, inutile dirlo, agli occhi degli stranieri non siamo quel che si dice un paese ‘business friendly’.

Aziende e investitori internazionali si muovono in funzione di tante variabili: qualità e costo della manodopera, dimensione del mercato… Ma i fattori più determinanti sono la stabilità dell’ambiente normativo e la certezza dei tempi nei processi autorizzativi. E qui siamo messi male.

Nel convegno “Più mondo in Italia” ospitato ieri da Assolombarda, il Comitato Investitori Esteri di Confindustria ha messo in fila i problemi. Nella ‘top five’, complessità, rigidità e incertezze delle regole, lunghezza dei processi decisionali (autorizzativi e sanzionatori) della P.A., mancanza di competenze adeguate negli organi dello Stato e delle amministrazioni locali, corrispondenza limitata tra i servizi richiesti dagli investitori esteri e quelli offerti dal Sistema Paese (compreso il sistema scolastico/universitario), costi di contesto elevati (infrastrutture carenti, oneri fiscali, carenza di elementi di sistema).

Diciassette proposte per migliorare
Partendo dall’analisi dei punti più nevralgici, il Comitato e i suo quattro Gruppi di lavoro (Programmi e strutture di attrazione; Armonizzazione normativa fisco e lavoro; Scuola, Università e Formazione; Ricerca e Innovazione) hanno presentato al governo 17 proposte, con due caratteristiche in comune: incidere pochissimo o addirittura niente sul bilancio pubblico, e determinare un miglioramento dei processi o a una riallocazione delle risorse più efficace.

Il filo rosso che lega tra loro le diverse proposte è chiaro: quello che Confindustria chiede al Governo è ridurre l’incertezza, perché in un mondo ad alto tasso di competitività le imprese, straniere o italiane che siano, hanno bisogno di regole semplici.

Il problema, allora, non sono tanto le troppe norme o la fatica della burocrazia. Sono l’incertezza fatta sistema e l’impossibilità di trovare interlocutori definiti: finché non sapremo garantire chiarezza dei percorsi e prevedibilità dei risultati, investire in Italia resterà più rischioso che in molti altri contesti.

Approfondimenti
- Più mondo in Italia. Le proposte del Comitato Investitori Esteri di Confindustria

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