Economia: dove stiamo andando

giovedì, 12 aprile 2012


Ripresa fragile, crescita diseguale e fiducia nei mercati altalenante. Così va il mondo. E l’Italia?

Una ripresa fragile
La ripresa mondiale è sempre estremamente fragile: il Pil globale ha rallentato in chiusura 2011 e, con ogni probabilità, anche il ritmo di sviluppo dell’intero 2012 (3,2% secondo Prometeia) sarà più contenuto rispetto all’anno passato (+3,8%) e comunque ben lontano dai picchi pre crisi.

Secondo l’OCSE nella prima metà del 2012 la crescita si presenterà “robusta” negli USA ma “molto debole” nell’Area Euro (con andamenti differenziati tra le tre principali economie: Germania in progressiva accelerazione, Francia in ripresa nel secondo trimestre dopo un rallentamento nel primo e Italia ancora in recessione), il Giappone sperimenterà un “forte rimbalzo” e le economie emergenti un “rallentamento” del tasso di espansione.

Risultato, una decelerazione del commercio internazionale come riflesso della debolezza complessiva della domanda mondiale.

Mercati finanziari: la fiducia in altalena
Fino a marzo inoltrato, la fiducia sui mercati finanziari ha continuato a prendere quota, grazie alla maxi asta di fine febbraio della BCE e alla chiusura della operazione di ristrutturazione del debito greco con il conseguente sblocco di un nuovo pacchetto di aiuti per Atene.

Da notare che l’operazione sul debito greco è stata la più grande della storia e la prima negli ultimi 50 anni a coinvolgere un paese occidentale: ha interessato 206 miliardi di euro di bond in mano a privati, qualcosa come cinque volte il default argentino.

Sulla scia di queste evoluzioni, gli spread dei paesi periferici europei hanno intrapreso una discesa decisa, con il differenziale dei titoli italiani che a metà marzo ha toccato i minimi da agosto 2011 (il 16 marzo 2012 lo spread tra BTp e Bund decennali è arrivato ai 275 punti base).

Nelle ultime due settimane, però, lo scenario è cambiato di nuovo: le tensioni sui debiti sovrani (a dire il vero mai completamente rientrate) si sono riaccese, guidate dai timori che la Spagna non riesca a centrare gli obiettivi di deficit e che possa avere problemi di finanziamento sul debito stesso. Il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato spagnoli si è esteso anche a quelli italiani, così lo spread tra BTp e Bund ha azzerato in pochi giorni i miglioramenti messi a segno da fine di gennaio.

2013, crescita lumaca per il PIL italiano
Dopo un primo semestre di recessione, nella seconda metà del 2012 il Pil italiano è atteso tornare a crescere, ma a ritmi molto contenuti. Nel complesso dell’anno il fletterà dell’1,3% secondo la Commissione Europea e dell’1,5% secondo Banca d’Italia e Prometeia (per confronto: -0,4% circa per l’Area Euro).

In Italia la flessione della sarà legata alla forte contrazione della domanda interna (diminuiranno spesa delle famiglie, investimenti delle imprese, spesa della PA e investimenti in costruzioni), mentre il canale estero darà un contributo positivo (l’export terrà e crescerà più dell’import).

Il mercato del lavoro continuerà a soffrire, con la disoccupazione al 9,3% in media d’anno. Secondo Prometeia, vedremo un miglioramento nel 2013, quando il Pil tornerà a crescere di un timido +0,4% grazie al traino dell’export a cui dovrebbe sommarsi il rimbalzo positivo degli investimenti delle imprese (sostenuti dalla crescita della domanda estera).

La spesa delle famiglie e quella della PA, invece, continueranno a contrarsi, mentre le costruzioni si stabilizzeranno. E, anche se il quadro congiunturale cambierà in meglio, il 2013 è atteso come l’anno più difficile per il lavoro, con la disoccupazione prevista da Prometeia in crescita oltre il 9%.

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