In un incontro organizzato da Assolombarda, gli operatori dei due paesi hanno esplorato insieme le opportunità di collaborazione. Partendo dall’oil&gas per coinvolgere moltissimi altri settori.
Due paesi che hanno poco in comune, anzi… moltissimo
Da un lato ci siamo noi. Con un territorio da cui si ricavano pochissime risorse petrolifere e di gas, ma una competenza e una tradizione industriale fortissime in tutta la filiera, dai cavi alle lampade antideflagranti, fino alla realizzazione di interi impianti di raffinazione o piattaforme offshore. Strano ma vero, proprio questa è una delle eccellenze del Made in Italy.
Dall’altro lato c’è l’Arabia Saudita, paese che scoprì per primo un giacimento di petrolio – erano gli anni ’30 – e che da allora ha sviluppato un’attività estrattiva ai limiti dell’incredibile: i suoi proventi, oggi, rappresentano tra l’80% e il 90% delle entrate di bilancio dello stato.
Due partner reciprocamente ideali, che hanno avuto l’opportunità di conoscersi meglio il 25 gennaio in via Pantano in occasione dell’incontro organizzato da Assolombarda, in collaborazione con Confindustria e Federprogetti, tra la delegazione di imprese saudite e le quasi 200 aziende italiane intervenute per incontrarle e discutere di business.
Italians do it better
La possibile apertura di un consolato a Milano, lo snellimento delle procedure per i visti ai nostri concittadini e il rafforzamento della presenza in Italia dell’autorità saudita per l’attrazione degli investimenti esteri in Arabia (SAGIA) sono solo alcuni dei segnali che testimoniano l’interesse del mondo economico saudita per l’industria italiana e per il suo know how.
Tanto che il presidente del Saudi Italian Joint Business Council, capo della delegazione, senza usare giri di parole ha affermato che in genere i suoi connazionali preferiscono il prodotto italiano a quello di qualsiasi altra provenienza.
Dove l’export italiano non si ferma
I numeri confermano il legame tra le due economie: nel 2010 le esportazioni italiane in Arabia Saudita sono aumentate del 9,4% rispetto al 2009, con i settori della meccanica strumentale, della metallurgia e degli apparecchi elettrici che hanno fatto da traino.
In termini di investimenti, invece, i principali gruppi italiani del settore petrolchimico e dell’impiantistica continuano ad aggiudicarsi contratti importanti per la costruzione e l’ampliamento dei complessi petrolchimici e delle raffinerie. Una per tutte, Saipem, è nel mercato saudita da quarant’anni.
Petrolio, gas e molto altro
Dai lavori del meeting italo-arabo è emersa anche un’altra evidenza interessante: negli ultimi anni il Regno saudita ha fatto progressi notevoli per ammodernare, diversificare e rafforzare la propria economia in ambiti diversi da quelli collegati all’estrazione petrolifera.
La sfida per l’industria italiana, quindi, può andare decisamente al di là dell’export di macchinari e attrezzature, e anche di quello – che pure vanta una tradizione consolidata – dei beni di consumo di alta gamma. E il nostro sistema produttivo può mettere a disposizione il suo know how nei settori oggetto dei processi di privatizzazione in corso, come le costruzioni, le telecomunicazioni, l’energia e le risorse idriche.
Certo, l’Arabia Saudita resta un paese non semplice da affrontare e con forti squilibri interni, a partire da una distribuzione iniqua della ricchezza e da un alto tasso di disoccupazione. Ma il suo Governo è impegnato in un insieme di riforme per mantenere la stabilità economica e sociale.
Nell’insieme, una realtà che merita attenzione, perché rappresenta un mercato in espansione e con forte capacità di acquisto.


