Piani di Governo del Territorio: sogno o realtà?

mercoledì, 14 dicembre 2011


Alla ricerca di obiettivi ambiziosi, i PGT rischiano di perdere l’occasione per governare una fase complessa di trasformazione del mondo produttivo. Ecco cosa si deve fare per non perdere il treno.

Provincia di Milano: due terzi dei Comuni sono senza PGT
A poco più di un anno dal termine fissato dalla Regione perché tutti i Comuni si dotino di un nuovo Piano di Governo del Territorio, oltre il 67% di quelli della provincia di Milano manca all’appello, insieme al capoluogo (ma questa è un’altra storia); più diligenti le Amministrazioni brianzole, con il 40% dei PGT già approvato.

Dal 30 settembre, poi, il Pirellone ha detto ‘stop’ anche ai piani attuativi del vecchio Piano Regolatore per tutti i Comuni che non hanno ancora adottato il PGT.

Parola d’ordine: integrazione
Il PGT è uno strumento potente per definire le strategie territoriali, dalle nuove trasformazioni alla regolamentazione del tessuto esistente. Ma pensare troppo ‘in grande’ rischia di moltiplicare i ritardi.

Il Piano, infatti, va coordinato con altri strumenti e politiche di settore per garantire obiettivi come la tutela delle aree agricole, l’aumento dell’infrastrutturazione e la regolamentazione della circolazione, la limitazione dei consumi di energia, l’aumento dell’occupazione e dell’equità sociale, fino controllo delle infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.

PGT e attività produttive

Cosa possono fare i Piani di Governo del Territorio, da subito, per le attività produttive?

Due anni di lavoro di Assolombarda – che ha formulato pareri e osservazioni su una trentina di Piani – rivelano che molti dei PGT in corso di redazione o già conclusi dedicano poca attenzione al tema dell’imprenditorialità.

In pratica, se ogni Piano si preoccupa di indicare la valorizzazione del sistema produttivo locale tra i propri obiettivi, nella maggior parte dei casi alle dichiarazioni di principio non seguono linee di indirizzo dedicate.

Le imprese sono cambiate. E le regole?

Eppure, c’è un gran bisogno di nuove indicazioni specifiche per le imprese. Anche perché, rispetto al passato, oggi la struttura del sistema imprenditoriale è molto più ‘ibrida’: anche la più tipica delle aziende manifatturiere ha bisogno di spazi per uffici e attività di ricerca, a volte perfino di più che per la produzione.

Cosi come ha bisogno di flessibilità nell’uso degli spazi. Perché lo scenario economico le impone di esternalizzare funzioni aziendali che prima svolgeva all’interno e di riportare dentro l’impresa funzioni esternalizzate, di cambiare processi e linee di produzione, di sviluppare nuovi business; insomma, di utilizzare gli spazi in modo dinamico, in funzione delle esigenze del mercato. E, soprattutto, le impone di farlo in tempi rapidissimi.

Da qui, l’attenzione sistematica di Assolombarda verso l’attività di pianificazione e programmazione dei Comuni: è fondamentale definire regole adatte a garantire l’operatività e la competitività delle imprese. Come lo è il fatto che un’impresa debba poter continuare a operare all’interno dei propri spazi – anche con adeguamenti o ampliamenti – finche le esigenze produttive lo rendano necessario, senza dover fare i conti né con rigidità regolamentari né con irrigidimenti e allungamenti degli iter sul piano procedurale.

Per il sistema imprenditoriale, queste sono condizioni irrinunciabili. E, se l’Associazione interviene nei processi di redazione dei Piani, è proprio perché le Amministrazioni ne tengano conto, nell’interesse più generale della valorizzazione e dello sviluppo produttivo del territorio.

Condividi l'articolo
  • Facebook
  • Twitter

Territorio - ultime notizie pubblicate:
Tributi locali, l’associazione aiuta le imprese a districarsi
Via Stephenson: confronto aperto su cantieri e mobilità
Assemblee delle Zone 2014: alla scoperta di Expo e delle sue opportunità
Infrastrutture e mobilità: le aspettative e le proposte delle imprese
Milano, la smart city pensata dalle imprese
HOME PAGE | TerritorioTorna su