Mongolia: 20 miliardi per costruire il futuro di un antico, ‘giovane’ paese

martedì, 15 febbraio 2011

 

Successo del Forum economico Italia-Mongolia organizzato dall’Istituto nazionale per il Commercio Estero a Milano con il coinvolgimento di Assolombarda e la partecipazione delle sue imprese.


Una volta era il regno di Gengis Khan; oggi è un mercato che ha un potenziale molto interessante dal punto di vista imprenditoriale. Questo, in sostanza, il messaggio della delegazione mongola guidata dal ministro dell’Agricoltura e Industria Leggera Tunjin Badamjunai, arrivata in Italia per incontrare potenziali investitori e nuovi partner.

I numeri sono più che invitanti: 20 miliardi di dollari stanziati per realizzare 26 progetti in diversi settori chiave, dall’agroalimentare alla siderurgia, passando per energie alternative e infrastrutture urbane.

Grandi cifre con cui la Mongolia vuole sviluppare un tessuto industriale che la renda meno dipendente dalle importazioni dall’estero. E che disegnano il profilo di una nazione orientata alla modernità, quasi a contrasto con le suggestioni di spazi immensi, tende sperdute nella steppa e infiniti greggi che il paese evoca ancora oggi.

Qualcuno, del resto, se n’era già accorto: le aziende italiane del tessile di alta gamma sono presenti da diversi anni sul territorio per cogliere una delle eccellenze che lo caratterizzano. La Mongolia, infatti, è il secondo produttore di cachemire al mondo dopo la Cina; e a breve – dicono i guru delle previsioni economiche – potrebbe arrivare il sorpasso.

Le opportunità sono tantissime: sotto il suolo mongolo ci sono quasi due terzi di tutti gli elementi chimici esistenti, e lo sforzo di modernizzazione del paese prevede una quantità enorme di interventi, dalle infrastrutture all’energia, dall’edilizia all’ambiente e ai servizi finanziari.

Dunque, un’occasione da cogliere al volo. Con una sola, doverosa cautela. “Venite anche voi a investire qui”, ha detto raccontando la sua storia un imprenditore che ha cominciato a produrre nel paese 10 anni fa, “ma senza che questo impatti negativamente sulla cultura e sulla bellezza della Mongolia”. Un patrimonio unico, che merita di essere salvaguardato.

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