Milano: l’ora della verità per il PGT

martedì, 1 febbraio 2011

 

A pochi giorni dal limite per l’approvazione, non è ancora chiaro quale sarà il destino del Piano di Governo del Territorio.


C’era una volta a Milano un’impresa manifatturiera, insediata in un’area a destinazione industriale. Avrebbe voluto investire per adeguare la sua sede alle nuove esigenze produttive, ma il Comune la invitò a delocalizzare, suggerendo la possibilità di presentare un Piano Integrato di Intervento (PII) per valorizzare la vecchia area in vista di una vendita futura, e rendere così più appetibile lo spostamento.

L’azienda si è spostata, sopportando tutti i costi del caso, e contemporaneamente ha avviato le procedure per il PII. Da lì in poi è stata una continua corsa a ostacoli: gli enti coinvolti hanno giocato al rialzo su opere e servizi di compensazione e, contemporaneamente hanno richiesto continue integrazioni e aggiustamenti, rendendo di fatto impossibile arrivare al dunque.

Dopo oltre cinque anni l’iter non è ancora concluso, e i conti dell’operazione previsti all’inizio faticano a tornare.

Purtroppo, non è un favola: è una storia vera. Un’altra impresa vittima della mancanza di un piano urbanistico per Milano. Una delle tante che, in questi anni, hanno provato a cambiare e si sono ritrovate ostaggio della Pubblica Amministrazione.

Il problema, però, è ancora più vasto: ormai, è difficilissimo anche sviluppare nuovi servizi per le esigenze delle imprese innovatrici; per esempio, i centri di ricerca non sono ancora considerati un patrimonio per tutta la città, e quindi non vengono promossi come tali.

Insomma, l’esigenza di un nuovo strumento urbanistico per sostituire il Piano Regolatore di 30 anni fa, che sta ingessando la capacità di modernizzazione della città, è sempre più pressante.

Purtroppo, su questo fronte è difficile fare pronostici. Il conto alla rovescia per approvare il nuovo Piano di Governo del Territorio (PGT) è agli sgoccioli, e la legge regionale non prevede deroghe sulla deadline fissata per il 14 febbraio. Intanto, imprese e cittadini possono solo assistere a un brutto spettacolo: un dibattito sterile, dichiarazioni strumentali, interessi di partito messi davanti a quelli della città.

Se il 15 febbraio si arrivasse a un nulla di fatto, il PGT dovrebbe ‘ripartire dal via’, e ci vorrebbero almeno due anni solo per tornare alla situazione attuale. Un danno enorme per l’economia e per le imprese milanesi. Per di più, con l’Expo alle porte.

Per questo, anche se la proposta per il nuovo Piano presenta luci e ombre, con molti elementi di cui non sono chiare l’applicazione e la portata, la sua approvazione è fondamentale. Se non altro, per avere un quadro certo da cui partire per avviare le trasformazioni strutturali di cui la città ha bisogno.

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